Articolo di Luigi Fino pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno, sulla "Dichiarazione di Matera sulla sicurezza alimentare" adottata dal G20

Articolo di Luigi Fino pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno, sulla
Articolo di Luigi Fino, pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 1 luglio 2021, in merito alla Dichiarazione di Matera approvata dal G20, al fine di preservare la sicurezza alimentare e contrastare la piaga della fame del mondo. 

Liberare il mondo dalla fame entro il 2030; raggiungere la neutralità climatica nel 2050; contrastare l'impatto sanitario, sociale ed economico della pandemia con una ripresa sostenibile e inclusiva. Emergenze che trascendono i confini nazionali e a cui solo la cooperazione globale può dare risposta. È lo spirito che ha animato, l'intensa giornata dei lavori al G20 degli esteri e sviluppo, conclusa con l'adozione della dichiarazione di Matera sulla sicurezza alimentare da parte dei capi delle diplomazie delle principali economie mondiali. Oltre 840 milioni di persone rischiano nel 2030 di non avere cibo sufficiente. Senza contare i 100 milioni che hanno perso il lavoro e il reddito a causa del covid-19. La maggioranza di queste persone vive in Asia (67%) e in Africa Sub - sahariana dove una persona su quattro soffre di denutrizione. La scarsa alimentazione provoca quasi la metà (45%) dei decessi dei bambini sotto i cinque anni, 3,1 milioni di bambini ogni anno. Nei Paesi in via di sviluppo, un bambino su sei (circa 100 milioni) è sottopeso e uno su tre soffre di deficit della crescita.
Il Prof. Malcevschi, dell’Università di Parma, ha rilevato che le cause dei problemi della fame e dell’insicurezza alimentare non risiedono tanto nella scarsità di cibo quanto nell’aumento delle disuguaglianze socio-economiche che non permettono a molte persone di avere pieno accesso al cibo soprattutto in aree rurali (come riportato dal World Inequality Report 2018). Inoltre molti studi dimostrano come l’agricoltura e la produzione di cibo siano intrinsecamente sensibili ai cambiamenti climatici che colpiscono con frequenza e violenza sempre maggiori spesso paesi poveri e vulnerabili. L’agricoltura e la zootecnia contribuiscono a loro volta al cambiamento climatico, producendo il 35% dei gas serra. Anche l’Europa mediterranea, e l’Italia in particolare, sono a rischio per gli effetti che i cambiamenti climatici potranno avere sulla produzione agricola e la disponibilità idrica. Altre ragioni sono la perdita di biodiversità (tre quarti del cibo mondiale derivano da sole 12 varietà vegetali), la mancanza d’investimenti per lo sviluppo di una agricoltura sostenibile e la fluttuazione dei prezzi alimentari nel mercato agricolo globale. Infine, un’altra causa è l’intensificarsi dei conflitti armati, soprattutto in Asia e Africa, che coinvolgono 500 milioni di persone. Esiste anche il problema opposto cioè quello dello spreco e della malnutrizione: un terzo di tutto il cibo prodotto a livello mondiale (circa 1,3 miliardi di tonnellate di cui l’80% ancora consumabili) viene scartato, mentre secondo i dati forniti dal Oms, ci sono nel mondo oltre 1,9 miliardi di adulti in sovrappeso, tra cui oltre 600 milioni obesi, un numero che è raddoppiato a partire dal 1980. La cattiva educazione alimentare è in aumento non solo nei Paesi ricchi ma anche in quelli a reddito medio-basso ed è fattore di rischio per una serie di patologie acute e croniche, come ischemie cardiache, l’ictus, l’ipertensione arteriosa, il diabete tipo 2 e alcuni tipi di tumori. In Italia (dati Istat) più di un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso e una persona su dieci è obesa, prevalentemente nelle regioni meridionali.
Alla fine dell’incontro celebrato all’ombra dei Sassi si è dato, quindi, vita alla Dichiarazione Ministeriale di Matera, un documento che, si spera non resti in mente dei, afferma l'impegno del G20 ad affrontare le attuali emergenze alimentari, nonché a costruire sistemi alimentari resilienti e sostenibili con l'obiettivo di raggiungere un mondo libero dalla fame entro il 2030. Nella Dichiarazione, che valorizza il ruolo della “Food Coalition” lanciata dall'Italia in ambito FAO, si ribadisce anche l’impegno alla promozione dell’approccio “One Health” - che mira a preservare contemporaneamente la sicurezza umana, animale e ambientale al fine di raggiungere la salute globale – e la necessità di un focus particolare su donne e giovani che faciliti il loro empowerment nelle azioni proposte.

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